Crociera del verosimile

da Laguna viva lirica avventura in teatro poesia – Libro I° “crociera del verosimile”

… al MITICO LAGO di ALBANO
Ansante la PIANOLA:

Marco Salerni, Ai laghi, encausto su tavola

Misterioso Iddio,
non riesco a capire quei tuoi ghirigori,
mi sembrano i segni del Destino.
La Morte si avvicina a lenti passi
e poi si allontana per rivivere da capo,
simile forse a quel disegno eterno
fatto di pause e di riprese:
una terribile ansia celeste
che vivo ti afferra e ti trasforma
fino a perderti daccapo…
un eterno avvicendarsi
di periodi opposti
fortunati o fortunosi
fino al Giudizio infinito.

Marco Salerni, Teseo, encausto su tavola

Morale della favola
Il Lapis a un Foglio volante:

Galeotta è la Vita in chiave di basso,
e giù dalla riva del lago di Gubbio
scivola in acqua il Galeone di Teseo
a vela quadra e latina.

Immaginate un naviglio a castello
senza più vela né bussola e mortai
mosso allo scontro con gl’Inferi
dell’entoterra campano
per il recupero vivo di persi ideali.

Sopra il pennone del veliero aleggiano
all’occhio nostro invisibili
i Drammi epigoni dell’Oggidì
che puntano la mira in piazza grande
sul Leone di S. Marco,
illusi già d’una battaglia vinta
e d’un palio colorato fra le mani.

A voce sommessa i Merli gialli
e pronipoti di Quinto Settano
fanno risolini dalla stiva
e ricantano lieti una leggenda
che sa d’antico e di moderno assieme:

“Il futuro ci appare in trasparenza
alla finestra del Tempo
con un frusciante batter d’ali,
come un insetto volatore;
ninfa o crisalide il Presente
in metamorfosi audaci.
E le cause che nacquero ieri?…
Larve neonate in crepuscoli d’alba,
memorie vive che orientano il Domani”.

Margherita Sergardi

Da un articolo pubblicato sul settimanale “OGGI” negli anni ’50

Da diversi anni nei salotti della aristocrazia senese, dove, specialmente nelle serate invernali, quando le famiglie non sono in campagna, si fanno tornei di bridge e di canasta, si notava l’assenza della baronessa Marga Sergardi sposata, dal 1946, ad un ex ufficiale dell’armata polacca che combatté la campagna di liberazione in Italia. Marga Sergardi Marmoross aveva avuto dal suo matrimonio tre bambini e qualcuno pensava che le cure della famiglia la trattenessero nel suo antico palazzo di via dei Montanini: tuttavia i più sapevano che che Marga non andava più in società da quando la passione per il teatro aveva ripreso a tormentarla fino a farle passare intere giornate nella lettura dei testi drammatici e in laboriosi progetti per creare a Siena un “piccolo teatro”. Ed ora Marga Sergardi ha potuto annunciare e dimostrare ai suoi amici e alla critica italiana che il suo sogno si è avverato. Sabato due maggio e domenica tre è andato in scena al teatro Comunale dei Rinnovati di Siena uno spettacolo d’arte allestito dal “piccolo teatro” di Siena, una novità, in prosa e pantomima, di H. Farjeon, La scarpina di cristallo. Il “piccolo teatro” di Siena è una creazione della baronessa.

Marga Sergardi aveva dodici anni quando i suoi genitori la condussero al teatro della Pergola a Firenze, a vedere uno spettacolo della Compagnia della Fiaba: si dava, quella sera, una commedia di Giuseppe Fanciulli, Il sole di Occhiverdi, Marga rise molto e si entusiasmò, ma il suo entusiasmo non finì con il calare del sipario, e neanche il giorno dopo e nemmeno dopo dei mesi. Marga voleva recitare, ne parlava con tutti, anche con i figli dei contadini della tenuta di Catignano dove, insieme ai suoi genitori, passava la buona stagione. Di maggio a Catignano, che dista pochi chilometri da Siena, si faceva la novena di Santa Eurosia per implorare il bel tempo, i padroni ed i contadini andavano a pregare nella chiesetta e quando era sulla via del ritorno Marga si divertiva a recitare battute e versi ai figli dei contadini che la ascoltavano stupiti. «Anche voi», disse una sera Marga, «potreste recitare, non ci vuol nulla, basta essere naturali». I ragazzetti e le bambine la guardavano con aria incredula, ma un certo giorno ecco che la padroncina li invita tutti nel suo giardino li veste con abiti di carta colorata e mette loro in mano certi fogli sui quali dovranno leggere versi e battute.

Accadde allora qualcosa di straordinario. I figli dei contadini ripetevano quelle frasi e quei versi seminando la loro dizione di svarioni ma con una naturalezza e una disinvoltura stupefacenti. Ad un certo punto Marga non scriveva più le battute ma dei semplici canovacci e quei ragazzi dicevano frasi affettuose come se parlassero alle loro mamme, parole acerbe e frizzi come se litigassero con i loro fratelli, si divertivano, ridevano, piangevano, soffrivano, si picchiavano, inventavano come se, invece di recitare, avessero vissuto le loro parti. Non c’era un palcoscenico, ma un piazzale seminato di ghiaia. Non c’erano scene: il giardiniere era stato incaricato di tagliare le siepi di bossolo a mo’ di quinte e di fondali. Le luci erano le normali lampade del piazzale. I contadini che venivano tutte le sere a sentire la recita dicevano che quei ragazzi si divertivano, mai più pensavano che dovessero diventare attori. Tuttavia Marga lo pensava e via via che passavano gli anni si convinceva sempre di più che quella gente grezza era la più naturale del mondo e che, una volta corretti gli svarioni, e i difetti di pronuncia, si sarebbe mossa su un palcoscenico con una disinvoltura da fare invidia ai professionisti del teatro.

Le recite nel piazzale della villa di Catignano continuarono, la compagnia di Marga e dei ragazzi contadini prese un nome, si chiamò “Compagnia del Gallo”, qualcuno venne a proporre alla giovane baronessa di far recitare i suoi ragazzi su di un vero palcoscenico. Fu così che Marga Sergardi portò i ragazzi a Firenze, a Roma e in altre città. Lei stessa scrisse delle commedie come La scorciatoia e Il Guerin Meschino agli alberi del sole che vinse un premio dell’Accademia di Arte drammatica. Se si volessero ricercare, in Italia, i precursori del recente neorealismo bisognerebbe senza dubbio cominciare dall’esperimento di Marga Sergardi. Contadini che non avevano mai assistito ad uno spettacolo divennero attori senza accorgersene; poi una volta giovanotti, tornarono a badare ai campi o ad altro. La loro padrona, intanto, aveva frequentato l’Accademia di Arte drammatica di Firenze, aveva cominciato a disegnare figurini teatrali e sarebbe andata a Roma a perfezionare i suoi studi se i genitori non glielo avessero proibito. Del resto, a quell’epoca, venne la guerra a paralizzare ogni progetto, le bombe e le cannonate sconvolsero le campagne senesi, i ragazzi attori di Catignano erano soldati, alcuni morirono, altri tornarono e si dettero alla politica: il “Teatro del Gallo” non c’era più.

Quando i salotti dell’aristocrazia senese riaprirono Marga Sergardi, che nel frattempo si era sposata, avrebbe potuto riprendere la vita di un tempo oppure coltivare la sua passione per il teatro usando del suo vasto patrimonio. C’è ancora qualcuno oggi il quale crede che il “piccolo teatro” di Siena sia nato dal munifico gesto di una mecenate. La verità invece è un’altra. Marga non poteva disporre del suo patrimonio come voleva e anche quando lo poté, dopo la morte dei suoi genitori, dovette porre un limite strettissimo delle spese. Fu così che un certo giorno scese nella antica selleria del palazzo, prese gli armadi dove venivano custoditi i finimenti dei cavalli e, dopo averli pitturati a nuovo, li trasformò in eleganti custodie per i costumi teatrali. Nel palazzo c’era anche un salone da ballo e la giovane baronessa lo abolì con una rapida decisione. Lì sarebbe sorto un piccolo prezioso teatro: un palcoscenico con il suo siparietto, sei o sette file di poltrone acquistate usate dall’ex teatro “Goldoni” di Firenze. E poi ancora: un’altra sala trasformata in palestra di danza, una cucina ridotta a locale per la sartoria, altre sale ancora adibite ad aule per gli allievi del “piccolo teatro”.

Chi ha assistito in questi ultimi anni ai saggi degli allievi di Marga Sergardi ha avuto la singolare sorpresa di entrare in uno dei più antichi palazzi senesi e di scoprirvi un teatro in piena regola le cui “maschere” sono i vecchi domestici di casa Sergardi. Tuttavia non avrà scoperto che una piccola parte della originale creazione della giovane baronessa. La scoperta maggiore è infatti quella degli allievi attori. Quando Marga Sergardi iniziò, insieme al suo infaticabile collaboratore Carlo Francini, i cinque corsi di cui si compone la scuola del “piccolo” teatro accaddero episodi sorprendenti. Dalla campagna e dalla periferia della città si presentarono bambini, ragazze, uomini, tutti appartenenti al popolo, al contado. Da Trequanda, un paese della provincia, arrivò un giorno un contadino che teneva per mano una bambina: «Gliela affido», disse l’uomo a Marga Sergardi, «perché guardi se ha talento, faccio un grosso sacrificio a tenerla a Siena sulle spese presso dei parenti, mi raccomando a lei». Un altro giorno bussò alla porta del palazzo Sergardi un giovane studente di medicina, voleva recitare anche lui. Poi venne un autista che era maestro ad una scuola guida: tutto il giorno si mangiava chilometri su chilometri e la sera era sempre puntuale al corso di recitazione. Un impiegato voleva addirittura abbandonare il suo magro impiego per andare alla scuola di Marga. Vennero a portare le loro bambine un maggiore dell’esercito, un barbiere, un garagista. L’entusiasmo cresceva, Marga Sergardi e Carlo Francini lavoravano giorno e notte come pazzi, studiavano copioni, facevano lezioni, disegnavano figurini, tagliavano e cucivano costumi. Soltanto in questi ultimi tempi si sono permessi il lusso di prendere degli aiuti, una maestra di danza, Anna Maria Petrachi, una maestra di ginnastica ritmica, Lina Piccolomini Nocentini, ed altri due o tre insegnanti.

Chi dice che il teatro italiano muore si faccia ricevere in casa Sergardi a Siena: vedrà contadini, medici, impiegati, professionisti, ragazzi, bambine che amano il teatro fino al sacrificio.

Una baronessa dirige un teatro di contadini
La passione per l’arte di Marga Sergardi Marmoross ha donato a Siena un singolare “piccolo teatro”
Corrispondenza di Giorgio Gigli

Dadiversi anni  nei salotti della aristocrazia senese, dove, specialmente nelle serate invernali, quando le famiglie non sono in campagna, si fanno tornei di bridge e di canasta, si notava l’assenza della baronessa Marga Sergardi sposata, dal 1946, ad un ex ufficiale dell’armata polacca che combatté la campagna di liberazione in Italia. Marga Sergardi Marmoross aveva avuto dal suo matrimonio tre bambini e qualcuno pensava che le cure della famiglia la trattenessero nel suo antico palazzo di via dei Montanini: